
Uno dei maggiori elementi tenuti in considerazione per il rispetto di criteri di sostenibilità è osservare se le aziende stiano sostanzialmente perseguendo un qualcuno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU.
17 obiettivi che sono di tutto rispetto anche se lo scrivente ritiene difficile che siano perseguiti integralmente entro il 2030 ma che meritano tutto l’impegno possibile al fine di un celere raggiungimento.
L’ONU si sta quindi impegnando a dirigere i capitali verso le aziende che stiano contribuendo al raggiungimento di tali obiettivi, e come sempre, quando ci sono dei interessi di mezzo, sbucano i furbetti.
Quali possono essere alcuni campanelli di allarme per osservare se un’azienda sta realmente contribuendo al realizzo di obiettivi di sostenibilità che vadano oltre la facciata ma siano anche sostanziali? Ecco 4 consigli:
“Il Troppo Storpia”
Se un’azienda sta dichiarando di perseguire tutti i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 difficilmente la sta raccontando giusta. Questi obiettivi sono di ampissimo spettro e toccano moltissimi settori di attività ed è quindi letteralmente impossibile che una azienda contribuisca a tutti o quasi tutti questi obiettivi.
“Target Acquired”
I 17 Obiettivi dell’agenda 2030 sono di ampissimo spettro e per questo motivo sono stati a loro collegati, sempre dall’ONU, 169 “target” che rendano i generici obiettivi perseguibili attraverso dei specifici sotto-obiettivi che siano, a differenza dei primi, specificatamente individuabili e realizzabili. Difficile pensare che un’azienda impegnata realmente nella sostenibilità abbia dichiarato di stare perseguendo uno o più dei 17 obiettivi di sostenibilità senza aver poi evidenziato nessuno specifico “target” di raggiungimento.
“Mio caro Manager”
È da sempre risaputo, studiato e condiviso che le retribuzioni dei manager siano collegate anche al raggiungimento di obiettivi societari. Nel caso in cui tali tipologie di “bonus” siano ottenute esclusivamente attraverso obiettivi di clientela e profitto è difficile pensare che i manager siano realmente interessati alla sostenibilità e quindi è probabile che l’azienda stia sbandierando gli obiettivi sostenibili esclusivamente come leva per ottenere fondi o per adempiere strategie di puro marketing.
GreenBond
I green bond, chiamati anche obbligazioni verdi sono delle obbligazioni specifiche la cui finalità è il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Una azienda che emette obbligazioni verdi dovrebbe essere quindi impegnata al raggiungimento di qualcuno di questi obiettivi ed è quindi probabile che in caso di loro presenza sia realmente impegnata a causa degli elevati impegni informativi e di reportistica che l’emissione di tale tipologia di strumenti finanziari comporta.
È necessario sottolineare comunque che ogni criterio sopra menzionato per comprendere se l’azienda è sostenibile o no è semplicemente un elemento di analisi basilare ed elementare senza il quale sicuramente l’azienda può essere dichiarata non sostenibile ma chiaramente insufficiente al fine di dichiarare l’azienda sicuramente sostenibile.
Per questo motivo la figura di analista ESG è una figura professionale in crescita.
Dal mio punto di vista posso affermare di aver voluto ottenere la certificazione di Consulente Finanziario ESG, rilasciata da EFPA, al fine di poter dirigere il risparmio delle persone, interessate al tema della sostenibilità, verso le migliori soluzioni presenti nel mercato al fine di poter garantire ai miei clienti lo strumento di risparmio relativo è una vera soluzione ESG e non un ibrido che utilizza la parola ESG solo di facciata.
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